Da Bisignano al Parlamento. La scuola del futuro secondo l’IIS «Enzo Siciliano»
Dai diritti delle donne all’intelligenza artificiale, dalla tutela della cicogna bianca al contrasto del lavoro minorile. I progetti premiati alla Camera e al Senato mostrano che cosa accade quando agli studenti si affida una ricerca di cui devono rispondere in prima persona.
Nel gennaio 2026, in un’aula di commissione del Senato, le ragazze e i ragazzi dell’IIS «Enzo Siciliano» di Bisignano si sono confrontati con osservazioni tecniche su un disegno di legge che avevano scritto loro. Hanno discusso possibili modifiche al testo e approfondito un’altra ricerca, dedicata alla cicogna bianca nella Valle del Crati. Poi hanno spiegato ai senatori come erano arrivati alle loro proposte. È forse il momento più interessante dell’intera esperienza. Davanti a interlocutori che chiedevano conto delle loro scelte, gli studenti avevano qualcosa da dire perché avevano avuto il tempo e la responsabilità di studiarlo.
Dalla Camera al Senato, quattro ricerche e un metodo
Il percorso aveva già avuto una tappa alla Camera dei deputati nel 2024. In quell’occasione l’istituto ricevette il premio speciale «Alessandra Siragusa» nell’ambito del concorso nazionale Dalle Aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione, promosso da Camera e Senato con il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il gruppo di ricerca, coordinato dal professor Rosalbino Turco, aveva realizzato un e-book sui diritti sociali delle donne e sulla tutela dei minori in Calabria. La domanda di fondo riguardava la distanza tra il riconoscimento di un diritto e la possibilità concreta di esercitarlo. Per affrontarla, gli studenti avevano messo in relazione i principi della Carta, le condizioni sociali del territorio e gli interventi normativi. Il riconoscimento valorizzava proprio il legame tra il lavoro sulla legalità e la comunità di appartenenza.
Nel maggio 2025, alla cerimonia conclusiva dello stesso concorso, questa volta al Senato, il «Siciliano» ottenne il primo premio nella categoria dedicata alla conoscenza e alla valorizzazione della Costituzione. Il tema era l’intelligenza artificiale. La ricerca, presentata in Aula dalla studentessa Jasmine Taranto, interrogava le nuove tecnologie a partire da questioni come l’uguaglianza, la tutela della salute e la giustizia. È una scelta che dice molto su come la scuola possa occuparsi di innovazione. Accanto alla capacità di usare uno strumento, c’è la capacità di chiedersi quali decisioni gli affidiamo, chi ne risponde e quali diritti entrano in gioco.
Nel gennaio 2026 sono arrivati i riconoscimenti per altri due lavori, sviluppati nei concorsi SenatoAmbiente e Un giorno in Senato. Il primo, seguito dal professor Rosalbino Turco, era un’indagine conoscitiva sulla cicogna bianca, accompagnata da proposte per la riqualificazione dell’ecosistema lungo il Crati. Il secondo, curato dai docenti Luisa Salerno e Giorgio Marino Di Giorgio, era un disegno di legge sul contrasto al lavoro minorile e sulla trasparenza nelle transazioni commerciali. I due elaborati richiedevano esercizi diversi. Nel primo caso bisognava conoscere un ambiente preciso per formulare proposte di tutela. Nel secondo occorreva tradurre un obiettivo condivisibile in norme abbastanza chiare da poter essere discusse e, se necessario, riscritte.
Se si guarda a questi lavori nel loro insieme, la proposta per la scuola del futuro è concreta. Ogni classe potrebbe avere, durante l’anno, il tempo per portare a termine almeno una ricerca pubblica, con una domanda circoscritta, fonti verificabili e interlocutori in grado di discutere le conclusioni. Le ore di ricerca andrebbero inserite nel curricolo e progettate insieme dai docenti. Nella valutazione dovrebbero trovare spazio anche la qualità delle fonti, la precisione con cui si argomenta e la capacità di rivedere una proposta dopo un’obiezione. È esattamente ciò che rende formativo il passaggio in commissione. Una prima stesura può essere buona e avere ancora bisogno di lavoro.
A Bisignano, un passo ulteriore potrebbe essere la creazione di un archivio pubblico delle ricerche degli studenti, con gli elaborati, le fonti consultabili e le domande rimaste aperte. Una classe che riprenda il lavoro sulla cicogna bianca, per esempio, potrebbe partire da ciò che i compagni hanno già accertato e verificare, negli anni, se le condizioni osservate siano cambiate. Il Comune, le associazioni e gli altri soggetti coinvolti potrebbero rispondere nel merito alle proposte e indicare quali abbiano avuto seguito. Così il lavoro di una classe diventerebbe un punto di partenza per la successiva e la comunità avrebbe modo di usarlo.
Il fatto che questa esperienza sia nata a Bisignano conta. Il Crati è entrato in un’aula del Senato attraverso le domande di chi vive lungo quel fiume. E gli studenti sono tornati con altre domande, nate dal confronto con chi aveva letto il loro lavoro. La scuola del futuro può cominciare da questo andirivieni. Una classe studia un problema del proprio territorio, porta le sue conclusioni davanti a chi può discuterle e torna a casa con qualcosa da verificare ancora.