Scuola, famiglie e Comune: a Taviano un’alleanza per i bambini
Taviano (LE) · Istituto Comprensivo “Francesco Dimo”
Scuola, famiglie e Comune non sono tre uffici che si scambiano carte. Sono tre parti della stessa comunità. A Taviano stiamo provando a farle lavorare come una squadra: mensa, doposcuola, merenda, sicurezza degli edifici. Ecco cosa abbiamo costruito e cosa abbiamo imparato.
Lunedì 6 ottobre è partita la refezione scolastica in tutto il nostro Istituto.
Detta così sembra una notizia ordinaria. Non lo è.
Quest’anno abbiamo avviato il tempo pieno a 40 ore anche alla Scuola Secondaria di primo grado “Alberto De Blasi”: una scelta ancora rara per una scuola media. Ma una scuola media a tempo pieno ha bisogno di una cosa molto concreta: un posto dove i ragazzi possano mangiare.
Lo spazio non c’era. Abbiamo chiesto al Comune di trovarne uno, anche provvisorio. La mattina del 6 ottobre il Comune ha allestito lo spazio mensa nel plesso, e quel giorno i ragazzi hanno pranzato a scuola.
È un piccolo episodio. Ma racconta bene il modo in cui abbiamo scelto di lavorare.
Un’alleanza, non una delega
Nella scuola italiana è facile cadere in uno schema rigido. La scuola si occupa della didattica. Il Comune si occupa di edifici, mensa e trasporti. Le famiglie, quando va bene, partecipano agli organi collegiali; quando va male, protestano.
Ognuno resta nel suo recinto. E quando qualcosa non funziona, si cerca di chi è la colpa.
Noi abbiamo provato a ribaltare lo schema. Partiamo da una domanda comune, la stessa che guida tutto il nostro Istituto: che cosa serve ai bambini e ai ragazzi? Poi ognuno mette sul tavolo quello che può fare.
Il Comitato Genitori: da spettatori a protagonisti
Il Comitato Genitori del nostro Istituto non è un organo di facciata. È un interlocutore stabile, con cui la scuola progetta.
L’esempio più concreto di quest’anno è il doposcuola pomeridiano, che stiamo costruendo insieme al Comitato e al Comune. Il Comitato ha raccolto le disponibilità degli esperti con una manifestazione di interesse pubblica. La scuola sta rilevando i bisogni reali delle famiglie con un modulo online, per costruire un servizio che risponda a chi ne ha davvero bisogno.
Le famiglie conoscono i problemi quotidiani meglio di chiunque altro: gli orari di lavoro, i nonni che non ci sono, i pomeriggi da organizzare. Quando entrano nella progettazione, i servizi nascono più utili.
Il Comune: un partner, non solo un fornitore
Con l’amministrazione comunale lavoriamo ogni giorno, e non solo sulle emergenze.
- La mensa. Il servizio per Infanzia, Primaria a tempo pieno e Secondaria a tempo pieno e prolungato è gestito dal Comune. Insieme alla ditta di ristorazione abbiamo concordato soluzioni pratiche, come un pasto unico il martedì, il giorno in cui tutto l’Istituto resta a scuola.
- Un refettorio vero alla “De Blasi”. Lo spazio di oggi è una soluzione transitoria. Stiamo lavorando con il Comune per candidare la costruzione di un refettorio in ampliamento all’edificio, attraverso i fondi ministeriali per l’edilizia scolastica.
- La sicurezza del plesso “Aldo Moro”. È la nostra sede storica, un edificio tutelato dalla Soprintendenza. Abbiamo proposto al Comune un intervento per renderne più sicuri gli accessi: un cancello carrabile per far entrare gli scuolabus nel cortile e una pensilina per proteggere bambini e genitori all’ingresso.
Su questi ultimi due punti la scuola non ha i titoli per presentare la domanda: il proprietario degli edifici è il Comune. Ma la scuola conosce i bisogni, vive gli spazi ogni giorno e può costruire la proposta. È questa la divisione dei compiti che funziona.
Le piccole cose che cambiano la giornata
Un’alleanza si vede anche nei dettagli. Da settembre, nelle Primarie e alla Secondaria, è attivo un servizio di merenda ordinabile tramite app: le famiglie scelgono, i bambini trovano la merenda a scuola, i genitori risparmiano una corsa al mattino.
Non è una rivoluzione. Ma una scuola si giudica anche da quanto semplifica la vita a chi la frequenta.
Una scuola che mette i bambini al centro non può chiudersi dentro le proprie mura.
Cosa abbiamo imparato
Se dovessi riassumere questa esperienza per un collega dirigente, direi tre cose.
- Parlarsi prima, non dopo. I problemi si risolvono meglio quando sono ancora piccoli. Un rapporto diretto e quotidiano con gli assessori e con il Comitato vale più di molte note protocollate.
- La scuola deve fare proposte, non solo richieste. Quando portiamo al Comune un bisogno già analizzato, con una soluzione e un possibile canale di finanziamento, la strada si accorcia.
- Le famiglie vanno coinvolte nella progettazione. Non basta informarle a cose fatte. Chiedere ai genitori di cosa hanno bisogno cambia la qualità dei servizi.
Non tutto è risolto. Il refettorio è ancora un progetto, il doposcuola è in costruzione, la fase di avvio della mensa richiede aggiustamenti. Ma oggi sappiamo che, quando c’è un problema, non siamo soli ad affrontarlo.
Ai genitori del Comitato, al Sindaco, agli assessori e agli uffici comunali va il mio grazie. Questa scuola è anche loro.
Prof. Ing. Ivano De Luca
Dirigente Scolastico – Istituto Comprensivo Statale “Francesco Dimo”, Taviano (LE)
Scuola STEAM a indirizzo musicale · Modello Organizzativo Finlandese – Avanguardie Educative INDIRE
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