Il collegio dei docenti: la partecipazione alla prova dei fatti
La scuola abituata a osservare e valutare gli studenti, qualche volta potrebbe rivolgere lo sguardo su se stessa. Il collegio dei docenti. Qui si vede come una comunità professionale discute, affronta i problemi e si assume la responsabilità delle proprie scelte.
Sulla carta è il luogo del confronto educativo. Nella pratica rischia talvolta di diventare una cerimonia prevedibile. Pochi docenti intervengono, molti aspettano che finisca, qualcuno presenta proposte. L’orologio acquista progressivamente un’autorità superiore a quella dell’ordine del giorno.
Anche i posti sembrano raccontare qualcosa. C’è chi si siede vicino alla presidenza per ascoltare meglio, chi cerca la compagnia dei colleghi, chi preferisce il fondo dell’aula. Sarebbe però troppo semplice ricavare una misura dell’impegno dalla distanza dal microfono. Si può annuire senza riflettere e tacere pur avendo molto da dire. Il problema nasce quando quel silenzio viene interpretato come consenso.
La frase «Tanto è già tutto deciso» riassume una sfiducia diffusa. A volte deriva da esperienze concrete. Documenti ricevuti troppo tardi, proposte presentate come inevitabili, interventi liquidati senza risposta. Altre volte diventa un comodo alibi per rinunciare a partecipare. Così il disinteresse e la gestione accentrata finiscono per alimentarsi reciprocamente.
In questo clima, chi pone una domanda rischia di apparire come colui che allunga la riunione. Chiedere un chiarimento, proporre un’alternativa o segnalare una contraddizione dovrebbe invece essere parte ordinaria del lavoro. Una comunità professionale cresce anche attraverso il dissenso, purché argomentato e disposto ad ascoltare.
Conta molto, allora, il modo in cui il collegio viene organizzato. Condividere prima i materiali, rendere comprensibili le proposte, dare spazio alle questioni decisive sono scelte semplici che migliorano la qualità delle decisioni. Nessuna presentazione digitale può compensare l’assenza di queste condizioni.
Alla dirigenza spetta favorire un confronto reale; ai docenti spetta abitarlo con preparazione e responsabilità. Anche il voto richiede consapevolezza, Approvare per stanchezza e contestare il giorno dopo significa lasciare ad altri il peso delle scelte, conservando per sé soltanto quello della lamentela.
Il collegio offre quindi una lezione di educazione civica anzitutto agli adulti. Mostra quanto sia difficile praticare l’ascolto, rispettare una voce scomoda e costruire una decisione comune. Sono le stesse capacità che chiediamo agli studenti.
La credibilità educativa della scuola passa anche da qui. Passa dal modo in cui chi insegna ogni giorno la partecipazione riesce, a sua volta, a partecipare.